Passione, estro, esperienza e un’immaginazione senza confini: questi sono alcuni degli ingredienti che rendono unica l’arte di Mario Caciotti.

Chi è Mario Caciotti

Caciotti nasce a Calenzano nel 1923, si diploma in disegno tecnico e comincia a dipingere nei primi anni ’40, per poi dedicarsi completamente alla pittura negli anni ’60.

La sua è una produzione parallela a quella degli Espressionisti, che si caratterizza per forti pennellate che raccontano i volti degli emarginati, le “bestie feroci”, la natura dei paesaggi toscani.

L’intensità delle sue opere, nonché comune denominatore di tutta la sua pittura, è il colore: dà forza alla realtà e la definisce con vivacità.

Molte le mostre collettive e regionali che lo vedono protagonista a Firenze, Roma, Bologna come la “Mostra Nazionale del Ritratto”, “Mostra Nazionale arte e sport”, la “rassegna Nazionale di Arti Figurative”.

mario caciottiIl pubblico lo apprezza con opere come “Interno notturno di bar” esposto ad Espelkamp, e i soggetti religiosi come la “Via crucis” nella Sacra Famiglia di Prato, la “Natività” nella Chiesa di San Giuseppe Artigiano a Sesto Fiorentino, l”Ultima Cena” per la Chiesa dell’Ascensione del Signore di Firenze.

Nel 1996 esce una sua monografia curata da Giancarlo Gentilini, accolta in diverse biblioteche italiane e straniere, tra cui quella del MoMA di New York.

Nel 2008 grazie alla mostra personale “Genius Loci”, una ventina di opere di Caciotti sono accolte dal Contemporary Folk Art Hurn Museum di Savannah in Georgia.

Nello stesso periodo è un protagonista della mostra itinerante “Tuscany and its People”, che per due anni si sposta all’interno di importanti musei degli Stati Uniti: Miami, New York, Philadelphia.

In questo periodo vengono esposti dipinti il cui tema principale è quello delle “bestie feroci” al Museo della Specola di Firenze e nel 2009 si tiene la personale intitolata “Un naif espressionista”. Dal 2010 il Comune di Calenzano ospita una mostra permanente di disegni e dipinti nel Palazzo Comunale e nella Sala consiliare.

Si dedica particolarmente a quei volti dei personaggi sfortunati, che sedevano sulla panchina situata sulla strada vicino al suo studio di Sesto Fiorentino. Ne ritrae l’umanità, narrando la realtà sociale di persone umili che prendono vita attraverso le sue pennellate.

Tra i ritratti vi sono i volti della tinaia, del ciabattino, del contadino, del carbonaio. Tra i paesaggi rappresentati della natura fiorentina, i primissimi presentano toni più ambrati, per poi lasciare spazio a tratti più energici con cui svela i dettagli dei luoghi che lo circondano.

Anche l’arte sacra è tra i soggetti del pittore, come Madonne e Crocifissi dalle linee forti e grezze, assieme ai paesaggi di Calenzano e Settimello, alle belve, alle corride, alle tigri. Testimonianze queste, di una pittura che, come egli stesso ha affermato, “nasce in velocità”.

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