Manuale di cinematografia professionale nasce dall’ambizioso progetto di organizzare e codificare l’universo di competenze inerenti il lavoro del direttore della fotografia.

Questo libro vuole essere un’opera divulgativa e uno strumento di conoscenza e di approfondimento per gli addetti ai lavori e per quanti si avvicinano al complesso mondo della ripresa e della post-produzione.

Nell’ultimo decennio la digitalizzazione ha invaso, a pieno titolo, l’universo dell’audiovisivo, stravolgendone metodiche e strumenti, dalla ripresa alla sala cinematografica.

Se da un lato i principi fondamentali dell’illuminazione rimangono invariati, dall’altro il digitale impone la riconversione di alcune figure professionali, nonché la creazione di nuovi profili che necessitano di conoscenze e metodiche puntuali, svincolate dall’immediatezza dell’intuizione.

L’insieme di conoscenze tramandate durante il secolo della pellicola, pur rappresentando un’eredità importante e ineludibile, non possono, da sole, corrispondere alle necessità dei nuovi sistemi di produzione.

Il livello di professionalità e di competenze richiesto oggi a chi lavora nel mondo del cinema ci proietta in un’epoca di formazione permanente.

Manuale di cinematografia professionale

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«Uno degli elementi di contraddizione culturale del cinema digitale, riguardo la pratica del “fare film”, è stata colta da Lev Manovich nel suo interessante lavoro The Language of New Media. Manovich ipotizza un modernismo arcaico nel quale la contemporaneità tecnologica è, in buona sostanza, il recupero di forme pre-cinematografiche di manipolazione delle immagini:

“Il cinema digitale rappresenta un ritorno alle pratiche pre-cinematografiche del diciannovesimo secolo, quando le immagini erano dipinte a mano e animate artigianalmente. All’inizio del ventesimo secolo il cinema delegò queste tecniche manuali all’animazione e si definì come un medium di registrazione del reale.

Ma con l’ingresso del cinema nell’era digitale le tecniche manuali tornano a essere al centro del processo cinematografico. Di conseguenza il cinema non può più essere distinto dall’animazione”.

La digitalizzazione ha trasferito la cinematografia nel dominio della modernità elettronica costantemente in divenire; ciò rende difficile ogni attendibile previsione sugli sviluppi futuri delle tecnologie applicate alla produzione e alla post-produzione, ma soprattutto stravolge la fruizione dell’opera filmica, trasferendone sempre più il consumo dal luogo collettivo della sala a quello domestico dell’home video e a quello interattivo dello streaming on demand.

Si tratta di un mondo, quello digitale, fatto di conoscenze condizionate da un’alta volatilità, che si rinnovano con una velocità inimmaginabile solo fino a qualche anno fa. Il rinnovamento tecnologico è tanto repentino dal sottoporre le nostre competenze a una continua azione erosiva.

Chi si avvicina al complesso mondo della cinematografia dovrà concepire, quindi, il formarsi come un esercizio quotidiano. In tal senso, i quattro volumi che compongono quest’opera devono intendersi come un buon inizio, ma non possono e non hanno la presunzione di esaurire la materia nella sua completa trattazione». (dall’Introduzione)

 

Stefano Russo, direttore della fotografia, lavora per la Rai da decenni, durante i quali ha curato la fotografia di documentari, inchieste, serial drama, fiction e live show. Alterna all’attività professionale quella di docente di Cinematografia e Fotografia per le scuole e le università.

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