Correva l’anno 2001, e lo scrittore di culto Elmore Leonard, sollecitato dal New York Times, regalava a tutti noi lettori e appassionati di scrittura un vero e proprio documento storico.

Nientemeno che le sue dieci regole fondamentali per la scrittura.

Un piccolo saggio che è stato “apripista”, per così dire, per tante variazioni sul tema che hanno coinvolto nomi del calibro di Zadie Smith e Neil Gaiman.

Cosa scrive prima di introdurre le sue “regole d’oro” il buon Leonard?

“Queste sono regole che ho imparato lungo la strada e mi aiutano a rimanere invisibile quando srivo un libro, per mostrare cosa succede invece di raccontarlo.”

Insomma, una glorificazione dello Show, don’t tell, un sistema che ogni scrittore dovrebbe imparare a memoria e venerare come il Santo Graal.

Infatti, aggiunge poi Leonard, se sei uno che ama il suono della sua voce nella scrittura, dovresti saltare la lettura di queste regole.

Ecco quindi il decalogo di Elmore Leonard, regole di scrittura che ogni amante della letteratura dovrebbe leggere almeno una volta nella vita.

1. Non iniziare mail un libro parlando del meteo
Se è solo per creare atmosfera, e non è una reazione del personaggio al clima, non dilungarti. Il lettore è fatto per andare a cercare subito le persone. Ma ci sono eccezioni. Ad esempio se sei Barry Lopez (uno dei più grandi saggisti ambientali ndR), uno che ha più parole per descrivere la neve di un eschimese.

2. Evita i prologhi
Possono essere fastidiosi, specialmente i prologhi che arrivano dopo un introduzione che arriva dopo una prefazione. Ma questa è la prassi nella non-fiction. Il prologo di un romanzo è una backstory, e puoi metterla dove ti pare.

3. Non usare mai un verbo diverso da “detto” per un dialogo
Il dialogo appartiene al personaggio; il verbo che usi sei tu, lo scrittore, che mette naso nei suoi affari. Ma “dire” è molto meno invasivo e fastidioso di ringhiare, soffocare, ammonire, mentire. Soprattutto, non utilizzare verbi che il lettore deve andarsi a leggere sul dizionario.

4. Non usare MAI un avverbio per modificare il verbo “dire”
…disse gravemente. Utilizzare un avverbio in questo modo (o in altri modi simili) è un peccato mortale. Lo scrittore si sta mostrando in tutta la sua presenza, usa una parola che distrae e interrompe il ritmo dello scambio tra personaggi.

5. Tieni i punti esclamativi a cuccia
Puoi usarne solo due o tre ogni centomila parole.

6. Non usare espressioni come “a un tratto” or “si scatenò l’inferno”
Non credo ci sia bisogno di altre spiegazioni. Espressioni come queste sono più pericolose e ripetute dei punti esclamativi.

7. Usa il dialetto e le espressioni gergali
Una volta che inizi a utilizzare la lingua pulita e corretta e riempire le pagina di apostrofi, non c’è ritorno. Pensa a tutti quei bravi scrittori che catturano l’essenza di un luogo riportando fedelmente come si parla in quelle zone.

8. Evita le descrizioni dettagliate dei personaggi
Qui entrano in gioco maestri assoluti come Steinbeck e Hemingway. In alcuni dei loro libri c’è a malapena un dettaglio sulla descrizione fisica dei personaggi, tutto il resto sono potenti immagini che emergono dalle loro azioni e dal loro “tono di voce”.

9. Non entrare nel gorgo delle descrizioni ultradettagliate
Anche se sei bravo in queste cose, e c’è da essere davvero molto bravi, finiresti per rallentare il ritmo della narrazione fino a ingolfarlo e bloccarlo del tutto nel peggiore dei casi.

E in conclusione…

10. Prova a lasciare fuori le parti che il lettore tende a “saltare”
Una regola che mi è venuta in mente nel 1983. Pensa a quello che anche tu ignori mentre stai leggendo: paragrafi troppo densi di prosa. Quando lo scrittore rimesta troppo nella propria scrittura, si perde in spiegoni o va nella testa del personaggio, e il lettore finisce per fregarsene. Sono sicuro però che non salti i dialoghi…

Ma la regola più importante, per me, è quella che racchiude tutte le precedenti 10.

Se sembra che stai scrivendo, riscrivi.

O per meglio dire, se l’utilizzo del “bello scrivere” si mette in mezzo, liberatene. Non puoi permettere alle regole della lingua di ostacolare il ritmo della narrativa. Il mio tentativo di rimanere invisibile, di non distrarre il lettore dalla storia sta tutto qui.

Se scrivo una scena, è sempre dal punto di vista di qualche personaggio — solitamente quello che ha il punto di vista che meglio rende viva la scena — e devo poter dare voce ai protagonisti per farti sapere chi sono, come si sentono rispetto a quello che vivono… e io non ci sono in giro come scrittore.

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Queste le meravigliose parole di Elmore Leonard sulla scrittura e sul suo vivere il mestiere rimanendo “invisibile” per far vivere solo i personaggi e non appesantire le storie.

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